SCAMPOLI DI STORIA DELLA CUCINA SICILIANA
La Sicilia è, in estensione, la più grande regione d’Italia e la più grande isola del Mediterraneo. Quest’ultima caratteristica ha contribuito non poco alle varie dominazioni che si sono succedute nell’isola. Le tradizioni gastronomiche siciliane, come spesso accade, sono collegate al suo passato e alla sua storia. Come si può leggere sul “Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa, “la Sicilia da venticinque secoli porta sulle spalle il peso di magnifiche civiltà”.
I diversi popoli che hanno dominato la nostra isola, dai greci ai romani, dagli arabi ai normanni, fino a giungere ai francesi e agli spagnoli, ci hanno lasciato meraviglie architettoniche e artistiche straordinarie. A queste vanno aggiunte le ricchezze e le varietà di materie prime dovute, in primo luogo alla posizione geografica che occupa al centro del Mediterraneo e poi alla diversità dei territori; si parte dal livello del mare per giungere ai 3000 metri dell’Etna.
Queste diversità favoriscono la coltivazione di piante di ogni genere, l’allevamento di bestiame e la pesca di ogni tipo di pesce. Queste ricchezze naturali spiegano in poche parole la gastronomia siciliana, dove è facile trovare la più tipica cucina marinara affiancata dalla più semplice cucina rustica.
Il legame fra questa incredibile stratificazione culturale, la generosa natura dell’isola e i conseguenti influssi che iniziano con i Fenici per proseguire con quelli, più duraturi, degli arabi, rendono la cucina siciliana ricca di ogni tipo di prelibatezze.
Quando Palermo, circondata da rigogliosi giardini prende l’aspetto di una grande metropoli, i maestri pasticcieri inventano la cassata al forno, poi trasformata in quel dolce sontuoso, per ingredienti, colore e struttura, che è la cassata siciliana. Viene perfezionato anche lo “sciarbat”, dal quale deriva il sorbetto. Secoli dopo, nel 1631, un nobile siciliano, Francesco Procopio dei Coltelli (il cui vero nome sembra essere quello di Cutò) originario del rione del Capo di Palermo, inventerà il gelato. Egli lo porterà a Parigi fondando il più antico e celebre Caffè letterario di quella città: Le Procope.
È nel 1300 che appaiono le melanzane che vengono utilizzate dai siciliani per ricavare piatti di estremo impatto, che oggi fanno parte della storia della gastronomia siciliana.
Le melanzane alla “parmiciana” (e non parmigiana), pietanza gradevole e stuzzicante, una delle punte di diamante delle ricette vegetariane siciliane, devono il loro nome alla somiglianza che le fette di melanzane fritte disposte a scaletta sul piatto, hanno con quella delle persiane. Infatti parmiciana in dialetto vuol dire persiana.
E poi, la caponata di melanzane, fondamento della cucina popolare. Per il suo gusto deciso e raffinato, esprime al massimo il connubio fra capperi di Pantelleria, olive, salsa di pomodoro e l’inconfondibile agrodolce, composto di aceto e zucchero, frequentemente usato in tante ricette che richiamano l’influenza araba.
Un altro capolavoro della cucina siciliana è la “pasta alla Norma”, dedicato dai catanesi a Vincenzo Bellini. Non a caso, a Catania, Bellini e la Norma sono sinonimi di eccelso che questo piatto esprime nell’incontro di sapori unici: la melanzana fritta, la salsa di pomodoro e il tocco di raffinatezza finale dato dalla spolverata di ricotta salata.
Un’altra influenza importantissima per la cucina siciliana è quella francese. Nel seicento, non c’era casa aristocratica palermitana che non avesse un cuoco francese. Un personaggio insolito, primo attore nelle cucine delle splendide case nobiliari. Il suo nome da Monsieur venne subito trasformato in “Monsù” dai servi locali che lo assistevano.
Chiamato appositamente dalla Francia, preparava piatti eccezionali, sconosciuti ai commensali e si esibiva in decorazioni che sbalordivano gli invitati. Erano eleganti consommé, aragoste e polli in gelatina, dolci fantasiosi, fegati d’oca e maestosi pasticci e timballi, come “il pasticcio del monsù” ricordato anche nella “cena del Gattopardo”, cioè il Principe di Salina, protagonista dell’omonimo e famosissimo romanzo, di Giuseppe Tomasi Di Lampedusa. Furono sempre i cuochi francesi a preparate pietanze elaborate, usufruendo di quanto veniva prodotto dalla calda terra di Sicilia.
Tutte queste influenze gastronomiche poi, fuse con la maestria e l’inventiva dei cuochi e pasticcieri siciliani, hanno fatto si che tante pietanze siano divenute rappresentative, a livello internazionale, per la Sicilia.
Per gli appassionati di cucina tipica siciliana vi segnaliamo il sito www.ricettedisicilia.net.
SCAMPOLI DI STORIA DELLA CUCINA SICILIANA
La Sicilia è, in estensione, la più grande regione d’Italia e la più grande isola del Mediterraneo. Quest’ultima caratteristica ha contribuito non poco alle varie dominazioni che si sono succedute nell’isola. Le tradizioni gastronomiche siciliane, come spesso accade, sono collegate al suo passato e alla sua storia. Come si può leggere sul “Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa, “la Sicilia da venticinque secoli porta sulle spalle il peso di magnifiche civiltà”.
I diversi popoli che hanno dominato la nostra isola, dai greci ai romani, dagli arabi ai normanni, fino a giungere ai francesi e agli spagnoli, ci hanno lasciato meraviglie architettoniche e artistiche straordinarie. A queste vanno aggiunte le ricchezze e le varietà di materie prime dovute, in primo luogo alla posizione geografica che occupa al centro del Mediterraneo e poi alla diversità dei territori; si parte dal livello del mare per giungere ai 3000 metri dell’Etna.
Queste diversità favoriscono la coltivazione di piante di ogni genere, l’allevamento di bestiame e la pesca di ogni tipo di pesce. Queste ricchezze naturali spiegano in poche parole la gastronomia siciliana, dove è facile trovare la più tipica cucina marinara affiancata dalla più semplice cucina rustica.
Il legame fra questa incredibile stratificazione culturale, la generosa natura dell’isola e i conseguenti influssi che iniziano con i Fenici per proseguire con quelli, più duraturi, degli arabi, rendono la cucina siciliana ricca di ogni tipo di prelibatezze.
Quando Palermo, circondata da rigogliosi giardini prende l’aspetto di una grande metropoli, i maestri pasticcieri inventano la cassata al forno, poi trasformata in quel dolce sontuoso, per ingredienti, colore e struttura, che è la cassata siciliana. Viene perfezionato anche lo “sciarbat”, dal quale deriva il sorbetto. Secoli dopo, nel 1631, un nobile siciliano, Francesco Procopio dei Coltelli (il cui vero nome sembra essere quello di Cutò) originario del rione del Capo di Palermo, inventerà il gelato. Egli lo porterà a Parigi fondando il più antico e celebre Caffè letterario di quella città: Le Procope.
È nel 1300 che appaiono le melanzane che vengono utilizzate dai siciliani per ricavare piatti di estremo impatto, che oggi fanno parte della storia della gastronomia siciliana.
Le melanzane alla “parmiciana” (e non parmigiana), pietanza gradevole e stuzzicante, una delle punte di diamante delle ricette vegetariane siciliane, devono il loro nome alla somiglianza che le fette di melanzane fritte disposte a scaletta sul piatto, hanno con quella delle persiane. Infatti parmiciana in dialetto vuol dire persiana.
E poi, la caponata di melanzane, fondamento della cucina popolare. Per il suo gusto deciso e raffinato, esprime al massimo il connubio fra capperi di Pantelleria, olive, salsa di pomodoro e l’inconfondibile agrodolce, composto di aceto e zucchero, frequentemente usato in tante ricette che richiamano l’influenza araba.
Un altro capolavoro della cucina siciliana è la “pasta alla Norma”, dedicato dai catanesi a Vincenzo Bellini. Non a caso, a Catania, Bellini e la Norma sono sinonimi di eccelso che questo piatto esprime nell’incontro di sapori unici: la melanzana fritta, la salsa di pomodoro e il tocco di raffinatezza finale dato dalla spolverata di ricotta salata.
Un’altra influenza importantissima per la cucina siciliana è quella francese. Nel seicento, non c’era casa aristocratica palermitana che non avesse un cuoco francese. Un personaggio insolito, primo attore nelle cucine delle splendide case nobiliari. Il suo nome da Monsieur venne subito trasformato in “Monsù” dai servi locali che lo assistevano.
Chiamato appositamente dalla Francia, preparava piatti eccezionali, sconosciuti ai commensali e si esibiva in decorazioni che sbalordivano gli invitati. Erano eleganti consommé, aragoste e polli in gelatina, dolci fantasiosi, fegati d’oca e maestosi pasticci e timballi, come “il pasticcio del monsù” ricordato anche nella “cena del Gattopardo”, cioè il Principe di Salina, protagonista dell’omonimo e famosissimo romanzo, di Giuseppe Tomasi Di Lampedusa. Furono sempre i cuochi francesi a preparate pietanze elaborate, usufruendo di quanto veniva prodotto dalla calda terra di Sicilia.
Tutte queste influenze gastronomiche poi, fuse con la maestria e l’inventiva dei cuochi e pasticcieri siciliani, hanno fatto si che tante pietanze siano divenute rappresentative, a livello internazionale, per la Sicilia.
Per gli appassionati di cucina tipica siciliana vi segnaliamo il sito www.ricettedisicilia.net.